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Vecchio 10-12-2010, 13.01.18   #1
Ermanno
 
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Il fattore umano

Benchè scontato, in materia “sicurezza stradale” considero prevalente il tenere in considerazione il “fattore umano”.
Da quello che leggo in questa sezione, si da giustamente importanza alle regole di condotta.. ma credo che queste siano solamente la conseguenza di un’adeguata preparazione psicologica a monte.

Cercherò di non annoiarvi troppo.. “stringando” in un po’ di righe quello che nel mio ambiente di lavoro si studia per mesi e riveste carattere prioritario.. sperando che abbia per tutti Voi qualche utilità:

Il termine “sicurezza” ha il potere paradossale di evocare in modo automatico non la sicurezza, bensì il suo opposto, cioè l'incidente. E fa altresì andare la mente a quello che si teme sia l'elemento più fragile della situazione: chi guida l'automobile.

La domanda che qui viene proposta e se sia individuabile un metodo per impedire che l'elemento “uomo” divenga anello debole della catena “sicurezza”.

Sarebbe ingenuo attendersi una risposta esaustiva da queste poche righe, ma la mia speranza è che stimolino un aumento dell'interesse per gli aspetti psicologici del fattore umano.
Consideriamo che nell'ambito in analisi siano individuabili i quattro grandi aree definite con altrettante M.

•“Man”: tutto ciò che si riferisce all'uomo, dall'età, stato emotivo, stato di salute all'esperienza.
•“Machine”: tipo di mezzo, stato di manutenzione, prestazioni.
•“Medium”: tutto ciò che è esterno alla macchina, l'atmosfera, le condizioni stradali, il traffico, ecc..
•“MIssion”: finalità del trasferimento (nel caso dell'auto,viaggio di piacere, gara automobilistica, trasferimento casa-lavoro, ecc..)

Il fatto più importante da sottolineare è che le voci contenute nelle singole aree interagiscono continuamente, il mutamento di una si riflette su ogni altra, cambiando il quadro generale.

Il comportamento dell'uomo, cioè l'insieme di atti atteggiamenti con cui tiene sotto controllo gli eventi che lo coinvolgono, si basa su un processo mentale complesso. Le fasi in cui si articolano in questo processo sono:
• la percezione
• il riconoscimento/ valutazione
• la rappresentazione / decisione
• l'esecuzione

L'analisi degli incidenti mette in evidenza che la maggior parte hanno origine da un' errata valutazione. Talvolta si sopravvaluta la propria esperienza o capacità; tal altra le possibilità del mezzo; oppure si sottovalutano le condizioni ed ambientali.
Tra le cause imputabili alla errata valutazione, troviamo la presentazione dei pensieri pericolosi, ritenuti spesso responsabili di aver falsato il giudizio.
Uno o più di questi pensieri, pur sotto diverse forme, è quasi sempre individuabile nell'analisi degli eventi che hanno causato l'incidente.

L’anti autorità:
non ho bisogno che mi si dica nulla! Questo pensiero rincorre nella mente delle persone che non gradiscono sia loro detto cosa devono fare. Costoro possono risentirsi sia per un suggerimento sia per una norma da seguire, perché ritengono che in fondo le prescrizioni dettate da regole o norme inerenti al traffico, siano poco producenti se non del tutto inutili.

L'impulsività:
fare qualcosa subito! Questo pensiero rincorre con frequenza in coloro che avvertono l'impulso di fare qualcosa,una cosa qualunque, immediatamente.
Va ricordato che un istante, se vi è il tempo di soffermarsi un attimo a pensare se non esiste una soluzione alternativa che presenti prospettive migliori, può regalare l'opportunità di evitare situazioni poco piacevoli.

L'invulnerabilità:
tanto a me non capita! Molti ritengono che gli incidenti possono capitare al prossimo, ma mai a se sanno bene che gli incidenti avvengono e che tutti possono incappare, tuttavia “sentono” in qualche modo che loro non saranno mai coinvolti. Coloro che inducono a questo tipo di pensiero sono inclini ad accettare più visti del necessario.
L'antidoto a questo atteggiamento assai diffuso consiste nel rendersi conto che coloro i quali sono coinvolti in incidenti sono persone intelligenti e magari hanno maturata la nostra stessa esperienza. Se è successo a loro può capitare anche noi.

Il Macho:
non c'è mai problema per me! Questo tipo di persona tenta continuamente di dimostrare di essere migliore di quanto la gente sia disposto a credere. Lo vuole provare a sé e agli altri, accettando rischi superiori alla norma. Benché questa caratteristica negativa sia ritenuta prettamente maschile, le donne ne vanno soggette in egual misura.
è un atteggiamento contro il quale le difese sono difficili perché affonda le sue radici nella vanità. Può aiutare a combattere la riflessione che tanto, qualsiasi cosa si faccia, nessuno la riconoscerà come eccezionale. È assai più probabile che con azioni inutilmente spericolate ci si guadagni semplicemente la fama di stupidi. La saggezza e la prudenza sono le qualità che guadagnano la stima della gente.

L'insegnamento che possiamo trarre da queste poche considerazioni merita più di un momento di riflessione.
La macchina è una meravigliosa invenzione dell'uomo, e può essere considerata un mezzo sicurissimo a patto che venga preso per quello che è: un congegno meccanico.
Ciò che la rende sicura sono solo lo scrupolo e la diligenza di chi la usa. Egli deve perciò essere sempre ben cosciente di ciò che sta facendo, e prudente nel decidere.

In conclusione bisogna avere la consapevolezza che: i limiti della propria struttura psicofisica e il fatto che la valutazione generale della situazione può essere falsata da motivazioni o atteggiamenti caratteriali estranei alla guida, generano situazioni di pericolo.
Il tenerlo in considerazione, può eliminare residue frazioni del rischio.
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Vecchio 10-12-2010, 13.30.57   #2
astorA4
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Originalmente inviato da Ermanno Visualizza messaggio
Benchè scontato, in materia “sicurezza stradale” considero prevalente il tenere in considerazione il “fattore umano”.
Da quello che leggo in questa sezione, si da giustamente importanza alle regole di condotta.. ma credo che queste siano solamente la conseguenza di un’adeguata preparazione psicologica a monte.

Cercherò di non annoiarvi troppo.. “stringando” in un po’ di righe quello che nel mio ambiente di lavoro si studia per mesi e riveste carattere prioritario.. sperando che abbia per tutti Voi qualche utilità:

Il termine “sicurezza” ha il potere paradossale di evocare in modo automatico non la sicurezza, bensì il suo opposto, cioè l'incidente. E fa altresì andare la mente a quello che si teme sia l'elemento più fragile della situazione: chi guida l'automobile.

La domanda che qui viene proposta e se sia individuabile un metodo per impedire che l'elemento “uomo” divenga anello debole della catena “sicurezza”.

Sarebbe ingenuo attendersi una risposta esaustiva da queste poche righe, ma la mia speranza è che stimolino un aumento dell'interesse per gli aspetti psicologici del fattore umano.
Consideriamo che nell'ambito in analisi siano individuabili i quattro grandi aree definite con altrettante M.

•“Man”: tutto ciò che si riferisce all'uomo, dall'età, stato emotivo, stato di salute all'esperienza.
•“Machine”: tipo di mezzo, stato di manutenzione, prestazioni.
•“Medium”: tutto ciò che è esterno alla macchina, l'atmosfera, le condizioni stradali, il traffico, ecc..
•“MIssion”: finalità del trasferimento (nel caso dell'auto,viaggio di piacere, gara automobilistica, trasferimento casa-lavoro, ecc..)

Il fatto più importante da sottolineare è che le voci contenute nelle singole aree interagiscono continuamente, il mutamento di una si riflette su ogni altra, cambiando il quadro generale.

Il comportamento dell'uomo, cioè l'insieme di atti atteggiamenti con cui tiene sotto controllo gli eventi che lo coinvolgono, si basa su un processo mentale complesso. Le fasi in cui si articolano in questo processo sono:
• la percezione
• il riconoscimento/ valutazione
• la rappresentazione / decisione
• l'esecuzione

L'analisi degli incidenti mette in evidenza che la maggior parte hanno origine da un' errata valutazione. Talvolta si sopravvaluta la propria esperienza o capacità; tal altra le possibilità del mezzo; oppure si sottovalutano le condizioni ed ambientali.
Tra le cause imputabili alla errata valutazione, troviamo la presentazione dei pensieri pericolosi, ritenuti spesso responsabili di aver falsato il giudizio.
Uno o più di questi pensieri, pur sotto diverse forme, è quasi sempre individuabile nell'analisi degli eventi che hanno causato l'incidente.

L’anti autorità:
non ho bisogno che mi si dica nulla! Questo pensiero rincorre nella mente delle persone che non gradiscono sia loro detto cosa devono fare. Costoro possono risentirsi sia per un suggerimento sia per una norma da seguire, perché ritengono che in fondo le prescrizioni dettate da regole o norme inerenti al traffico, siano poco producenti se non del tutto inutili.

L'impulsività:
fare qualcosa subito! Questo pensiero rincorre con frequenza in coloro che avvertono l'impulso di fare qualcosa,una cosa qualunque, immediatamente.
Va ricordato che un istante, se vi è il tempo di soffermarsi un attimo a pensare se non esiste una soluzione alternativa che presenti prospettive migliori, può regalare l'opportunità di evitare situazioni poco piacevoli.

L'invulnerabilità:
tanto a me non capita! Molti ritengono che gli incidenti possono capitare al prossimo, ma mai a se sanno bene che gli incidenti avvengono e che tutti possono incappare, tuttavia “sentono” in qualche modo che loro non saranno mai coinvolti. Coloro che inducono a questo tipo di pensiero sono inclini ad accettare più visti del necessario.
L'antidoto a questo atteggiamento assai diffuso consiste nel rendersi conto che coloro i quali sono coinvolti in incidenti sono persone intelligenti e magari hanno maturata la nostra stessa esperienza. Se è successo a loro può capitare anche noi.

Il Macho:
non c'è mai problema per me! Questo tipo di persona tenta continuamente di dimostrare di essere migliore di quanto la gente sia disposto a credere. Lo vuole provare a sé e agli altri, accettando rischi superiori alla norma. Benché questa caratteristica negativa sia ritenuta prettamente maschile, le donne ne vanno soggette in egual misura.
è un atteggiamento contro il quale le difese sono difficili perché affonda le sue radici nella vanità. Può aiutare a combattere la riflessione che tanto, qualsiasi cosa si faccia, nessuno la riconoscerà come eccezionale. È assai più probabile che con azioni inutilmente spericolate ci si guadagni semplicemente la fama di stupidi. La saggezza e la prudenza sono le qualità che guadagnano la stima della gente.

L'insegnamento che possiamo trarre da queste poche considerazioni merita più di un momento di riflessione.
La macchina è una meravigliosa invenzione dell'uomo, e può essere considerata un mezzo sicurissimo a patto che venga preso per quello che è: un congegno meccanico.
Ciò che la rende sicura sono solo lo scrupolo e la diligenza di chi la usa. Egli deve perciò essere sempre ben cosciente di ciò che sta facendo, e prudente nel decidere.
Discorso molto interessante e pertinente.
Io ritengo che tutti gli atteggiamenti da te descritti portino inevitabilmente a distogliere l'attenzione da quello che si sta facendo (guidare un mezzo).
Pongo questa domanda: quanti mentre guidano mantengono alto il livello di attenzione sulla strada e tutti gli annessi e connessi per tutta la durata del tragitto? Per certi aspetti ritengo che, per quanto possa risultare provocatorio, la stessa architettura dei veicoli moderni con l'incalzare della tecnologia possa essere causa di distrazioni: da qualche anno si utilizzano schermi a colori per il navi (qualcuno aggiunge il modulo TV) per cui anche il semplice gesto di modificare la temperatura del clima, piuttosto che cambiare brano dal CD possono risultare causa di distrazione.
Ci sono vetture con console piene di piccoli pulsanti tutti vicini, per cui è obbligatorio focalizzare lo sguardo sulla "fila" giusta per non sbagliare.
Cito l'utilizzo del telefono, anche se in vivavoce, perchè sono e resto convinto che una discussione distragga anche se affrontata con entrambe le mani salde sul volante (è il cervello che comanda mani e piedi).
Concludo affermando che l'atteggiamento "anti-autoritario" (il primo che hai descritto) sia di gran lunga il peggiore perchè l'inosservanza delle regole della strada (non parlo solo di codice ma anche di buon senso) porta prima o poi ad eventi spiacevoli.
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astorA4 non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 10-12-2010, 14.33.06   #3
Ermanno
 
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Giusto Astor,
Condivido pienamente il Tuo punto di vista e ritengo costruttivi i suoi aspetti che definisci provocatori.
Secondo me non è detto che l’obiettivo finale della sicurezza, debba essere solo la prevenzione degli incidenti, che pur merita di occupare il primo posto. C’è anche il maggior piacere nella guida che ne deriva.
Consapevoli dei propri limiti personali e generici dell’essere umano, siamo in grado di mantenere un dovuto margine di sicurezza, senza dover mantenere le soglie di attenzione a livelli esasperati.
Ciò va anche a vantaggio di un più sicuro utilizzo dei vari “gadget” presenti sulle nostre bellissime e moderne automobili.
Per la maggior parte di detti Gadget, la stessa casa madre, ne consiglia inoltre l’utilizzo a veicolo fermo.
Il discorso “fattore umano”, visto nella sua completezza, richiederebbe fiumi di parole, per essere esaustivo nell’affrontare ogni tipo di situazione. Tuttavia, riflettendo sul’ interazione delle 4 M, a mio avviso possiamo trovare ogni risposta alle domande che ci poniamo.
In aggiunta, poche parole sulla “rappresentazione”, cioè il modo in cui la mente escogita un’intervento capace di far conseguire l’obiettivo desiderato:
La rappresentazione è molto facilitata da delle “frame”istintive che rendono disponibili serie di opzioni già collaudate. Pertanto, l’esperienza conseguita è importantissima, ed è importante conseguirla …. “seguendo buone abitudini”, che diverranno istintive.
Sono anche d’accordo con la tua affermazione, secondo la quale una conversazione telefonica, se pur con due mani sul volante, distragga.. pertanto si dovrebbe, se proprio non si può far a meno di rispondere, cercare di fermarsi o perlomeno limitarne la durata all’indispensabile. Aggiungerei che è ancor più pericoloso distrarsi per schiacciare il pulsantino per rispondere, togliendo lo sguardo dalla strada. Le 4 M ed il buon senso non ci vietano di farlo, ma ci impongono di valutare le condizioni, quali per esempio gli eventuali imprevisti che possono presentarsi davanti a noi, durante “la piccola distrazione”,magari riducendo anche la velocità. Concordo con Te nel pensare che per quanto banali, queste semplici regole raramente vengono applicate.
A riprova che la tua considerazione è più che esatta, posso dirTi che, durante un atterraggio, soprattutto nella parte finale dell’avvicinamento (FAF) è FATTO DIVIETO al controllore, porre domande al pilota se non in caso di provata necessità. E considera che noi atterriamo con un pilota automatico CIII.. che non solo atterra, ma ti porta sino al piazzale senza interagire… quasi mai..
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Vecchio 10-12-2010, 14.55.28   #4
gianluca
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Interessante la teoria delle 4 M.
Io conoscevo quella delle 5 M , con l'aggiunta del Management, che riguarda la gestione di tutte le condizioni al contorno, ivi compresa la gestione della strada da parte dell'ente proprietario.

Purtroppo oramai, visto il livello di affidabilità dei nostri veicoli e la precisione con la quale vengono progettate le nuove infrastrutture viarie (anche se qualche dubbio sulle esistenti comunque resta..), purtroppo il fattore umano rappresenta una percentuale molto alta nel computo complessivo delle responsabilità di un sinistro di qualunque tipo.

Concordo con entrambi sul fatto che qualunque attività collaterale , dall'uso del telefono al semplice pensare in maniera intensa a qualcosa che ci assilla, è di nocumento per la sicurezza del trasporto.

Quante volte ci capita di percorrere tratti di strada e poi, pensando a ritroso, ci accorgiamo di averlo fatto meccanicamente e manco ricordiamo esattamente cosa è accaduto in quel tratto?
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gianluca non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 10-12-2010, 15.36.03   #5
Ermanno
 
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Ciao Gianluca,
La teoria delle 4 M è stata messa a punto dall’ Aerospace Division della University of Southern California.. ma non essendo la mente umana loro appannaggio ed esclusiva, credo non sia dissimile da quella delle 5 M conosciuta da Te.
Il fatto che il livello di affidabilità di auto e strutture abbia raggiunto standard molto alti (anche se non nelle strutture già esistenti, come giustamente rilevi), è un grande vantaggio.
Per ciò che concerne il Fattore umano, a mio avviso, sarebbe utile già inserire un breve programma di studio in fase di conseguimento della patente. In fondo conoscer se stessi non è un argomento così noioso come può sembrare..
Quello di cui parli, quando descrivi un viaggio di cui non ricordi alcun particolare, avviene per “automazione delle risposte”.
Mi spiego meglio con un esempio: quando si scrive e si legge, alla fine della riga si va a capo con la penna o con l’occhio, senza effettuare alcuna riflessione. La fine della riga o il margine, sono segnali sufficienti per determinare il comportamento. Tale tipo di risposta viene chiamato “Bottom-Up”.interviene quando guidiamo “pensando ad altro” per farci compiere le azioni necessarie. Diversa è la risposta che consegue invece ad un’elaborazione mentale. Questa viene chiamata “Bottom-down”.
Il bottom up, è simile all’intervento istintivo dei “frame” che descrivo sopra.. e nella guida, come evidenzi giustamente tu è pericoloso, soprattutto se esasperato da distrazioni dovute ad ansie o pensieri importanti. Noi, in fasi psicologicamente destabilizzanti, quali per esempio un divorzio, un lutto, o un problema familiare, abbiamo l’obbligo di comunicare lo stato e a discrezione dei medici possiamo anche essere temporaneamente “messi a terra”.
Forse non è il caso di non guidare più, ma considerando che anche conducendo un’automobile si è responsabili della propria e altrui vita, dovremmo imporci dei limiti di sicurezza più alti. Sono teorie, lo so.. alla guida di un’auto, nessuno ci ha mai insegnato a fare queste cose e anche se siamo consapevoli dei pericoli, tendiamo a farci assorbire dagli eventi.
Ermanno non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 10-12-2010, 16.58.32   #6
gianluca
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Provincia: Brindisi
Auto: S2 Avant - 911 Cabrio
E' molto interessante la commistione tra sicurezza stradale e sicurezza aerea.
La prima avrebbe molto da imparare dalla seconda, soprattutto in merito al comportamento del conducente/pilota , effettivamente.

Purtroppo oramai guidare l'auto è praticamente un diritto e non si comprende spesso che il suo utilizzo può fare del male anche agli altri.

E' più facile comprenderlo per gli aerei, dove l'errore di uno può compromettere la salvaguardia di molti ma, tu mi insegni, il trasporto aereo, non a caso, è quello in assoluto più sicuro, in relazione al numero di eventi nefasti che si verificano.
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